Gli ultimi sondaggi sul referendum costituzionale premiano il “No”

Il referendum costituzionale del 4 dicembre è ormai alle porte e la campagna referendaria a favore o contro la riforma è ormai entrata nel vivo e con l’avvicinarsi del giorno del voto aumentano anche i sondaggi, con cui si cerca di capire l’umore dell’elettorato, che con il proprio voto non decreterà semplicemente, si fa per dire, una revisione o meno della Costituzione, ma cambierà profondamente anche il corso della politica italiana. Ebbene, gli ultimi sondaggi danno il fronte del “No” sempre più in vantaggio.

Il “No” è in costante crescita

Secondo gli ultimi rilievi dei sondaggisti il “No” è diffuso in modo capillare in tutto il paese e a trainarlo è specialmente il voto dei giovani.

A svelare questa situazione è l’ultimo sondaggio condotto da Ipr e Tecnè, secondo i quali il fronte contrario alla riforma costituzionale a tutt’oggi vincerebbe il referendum costituzionale con un margine che va dal 5% al 7% di punti percentuali di vantaggio.

Più nello specifico, il “No” si attesterebbe tra il 52.5% e il 53.5%, mentre il fronte favorevole alla riforma si fermerebbe tra il 46.5% e il 47.5%. Detto che i sondaggi, come è stato ampiamente dimostrato nelle ultime elezioni politiche americane, sono soggetti ad errore, va detto che però il fronte di chi vuole che la Costituzione rimanga così com’è è dato in crescita da ormai tre rivelazioni.

A salvare Matteo Renzi e la sua riforma potrebbe però essere l’esercito degli indecisi: il 18% degli italiani non avrebbe infatti ancora deciso cosa votare nel referendum costituzionale del 4 dicembre.

I giovani trainano il “No”

E a risultare determinati per la costante avanzata del fronte del “No” sono i giovani. Circa il 60% di coloro che hanno tra i 18 e i 34 anni sono infatti, sondaggi alla mano, decisi a votare “No” al referendum costituzionale.

La percentuale di contrari alla riforma scende nella fascia d’età successiva, quella che va dai 34 ai 54 anni, mentre tra chi ha più di 55 anni il fronte favorevole alla riforma di Renzi resta in vantaggio, anche se il margine si sta progressivamente riducendo. referendum

E che il fronte favorevole alle modifiche previste dalla riforma costituzionale stia cedendo lo si intuisce anche da un altro parametro, ovvero quello relativo alla distribuzione geografica. Il “No” starebbe infatti sfondando in tutto il Paese e l’unico baluardo che manterrebbe ancora in corsa il “Si” sono il Nord Ovest e il Centro, dove però i favorevoli alla riforma sopravanzano di pochissimo i contrari.

Secondo gli analisti, se il “Si” vuole provare a ribaltare le sorti di un referendum costituzionale che a tutt’oggi sembrano certe, dovrà impegnarsi specialmente nell’Italia meridionale e nelle Isole. Il motivo è al contempo semplice e in un certo senso banale: nonostante l’immigrazione verso il Nord si tratta ancora della zona più popolosa del Paese.

La situazione all’interno dell’elettorato dei singoli partiti

E che il referendum costituzionale stia spaccando il paese lo si intuisce anche dalla situazione dei due partiti che hanno segnato la storia italiana in questi anni. Nell’elettorato del PD, per la maggior parte favorevole alla riforma, si comincia a registrare qualche crepa, con uno spostamento delle intenzioni di voto verso il “No”, segno che lo scontro tra Renzi e la minoranza qualche conseguenza la sta avendo.

In Forza Italia la situazione è a tratti paradossale, perchè se Berlusconi ha dato il “No” come indicazione di voto, alcuni esponenti del partito e parte dell’elettorato riconducibile al partito del Cavaliere è intenzionato a votare “Si”: e non si tratta di una piccola parte, ma di poco più del 25% degli elettori.

Anche questo dato fa capire come il referendum costituzionale stia mettendo a dura prova gli equilibri interni ai partiti e il rapporto con i propri elettori.

Fonte: tg24.sky.it/tg24/politica/referendum-costituzionale.html

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